Il potere costituente dell’Algoritmo

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cervelloSistematizzare le proprie azioni in forma algoritmica è un’esigenza connaturata all’esperienza umana. Necessaria per passare conoscenza da una persona ad un’altra, ricordarsi come si è fatta una certa cosa o tramandare le ricette di famiglia ai propri discendenti.
La matematica e poi l’informatica hanno dato una forma ed un’applicazione su vasta scala agli algoritmi che oggi fanno parte integrante della nostra vista. In gran parte senza che ce ne accorgiamo.
Gli algoritmi calcolano la fila più veloce alla posta, aumentano la sicurezza della nostra auto, entrano in connessione con il nostro umore quando ci colleghiamo al nostro social network preferito.
Gli algoritmi sono sui posti di lavoro, in cui sempre più spesso definiscono il flusso di lavorazione sottraendolo all’iniziativa e all’inventiva del personale.
Gli algoritmi sono sbarcati in politica quando il senatore Calderoli ne utilizzò uno per generare milioni di emendamenti al ddl Boschi, mandando in pensione l’ostruzionismo classico, fatto di inventiva e di discorsi fiume.
Quello che è cambiato negli ultimi anni non è quindi tanto la produzione o la necessità degli algoritmi che permettono alla nostra società di funzionare, ma la loro pervasività invisibile e soprattutto la fiducia che ci si ripone.
Quando un algoritmo è rozzo, il suo funzionamento palese, una persona si rende conto di usarlo e può decidere di farne a meno. Ma quando l’algoritmo è sofisticato, il suo funzionamento è nascosto al limite del magico (come diceva Clarke: “qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”) il rapporto tra la mente umana e l’algoritmo non è più un rapporto gerarchico, il primo come strumento e la seconda come utilizzatore, ma diventa un rapporto di fiducia, tra pari.

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Non possiamo sopportare ciò!

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La testa di Thrór/Tsipras rivendicata da Azog/Schäuble

Questa fu la storia che Nár raccontò a Thráin; e quando questi ebbe pianto e si fu strappata la barba rimase silenzioso. Restò seduto per sette giorni senza pronunciar parola. Poi si alzò e disse “Non possiamo sopportare ciò!”. Quello fu l’inizio della Guerra tra gli Orchi e i Nani, che fu lunga e micidiale, e combattuta per lo più in luoghi profondi sotto terra.

Il Signore degli Anelli, Appendice A “Il popolo di Durin”

In un recente articolo dal titolo Alexis Tsipras: Hero, Traitor, Hero, Traitor, Hero l’autore richiama un paragone tra la sconfitta della Grecia nei negoziati con la Troika e la battaglia del Fosso di Helm, intesa come battaglia campale da cui dipende la vittoria o la sconfitta totale, piuttosto che un momento tattico di una strategia più vasta.

Personalmente, se devo cercare una similitudine tra Il Signore degli Anelli e l’attuale situazione greca mi viene in mente il passo citato sopra, che descrive la reazione di Thráin II all’apprendere da Nár dell’omicidio del padre e dell’umiliazione subita con lo scempio del cadavere e con il lancio delle monetine.

Come Thrór, Tsipras è stato ucciso (o meglio è stata uccisa la sua linea politica), umiliato dall’imposizione di condizioni assolutamente non necessarie (lo scempio del cadavere) e infine rimandato a casa con un’elemosina (che peraltro non è affatto certa e che comunque diventa molto meno generosa se si fa la differenza tra finaziamenti e quanto servirà per ripagare gli stessi creditori).

Diversamente da Thror, a Tsipras tocca anche la sorte di aver accettato la sua umiliazione e di doverne essere il latore ed esecutore in patria. Il che ovviamente apre un problema politico ulteriore.

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Galadriel, rivoluzionaria

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Il murales di Blu a Bologna, foto da wumingfoundation.com

Galadriel, cappuccio grigio tirato su a coprire orecchie e fronte, giaceva rannicchiata su un sedile della metropolitana. Lo stomaco le mandava delle fitte terribili, conseguenza dell’astinenza dalla droga. Lembas, la chiamavano, ed era l’unica cosa che le desse un po’ di sollievo dalle sue dolorose visioni. Purtroppo l’effetto durava sempre meno e le crisi di astinenza erano almeno altrettanto dolorose.

La prostituta seduta al suo fianco si alza per scendere alla sua fermata, prima di andarsene la guarda e le lascia il suo panino ancora incartato. Deve aver pensato che il motivo per cui Galadriel si stringe lo stomaco siano i crampi della fame, piuttosto che l’astinenza da droga.

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La via maestra tra il 12 e il 18-19 Ottobre

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costituzione_assedioL’ottobrata romana si sta dimostrando quanto mai calda, climaticamente come politicamente. Il 12 Ottobre ha dato il via all’autunno con una grande manifestazione in difesa della Costituzione. Pur non essendone mai stato un grande fan, l’idea che in un rapporto della JP Morgan, i banchieri americani si lamentino di come le costituzioni antifasciste siano un impaccio al processo di integrazione dell’Europa a trazione germanica mi ha decisamente spinto ad approfondire la questione.
Non a caso gli analisti della della grande banca di investimenti (e nessuno può dubitare che si tratti di un potente rappresentante del capitale internazionale), indicano nelle costituzioni degli stati del sud Europa un legaccio che permette ai parlamenti e alle autorità regionali di tenere sotto scacco i governi, che dà alla gente la “licenza di protestare” e difende i diritti dei lavoratori contro i padroni. Leggi il resto di questa voce

Il soldato Grillo va alla guerra (tra poveri)

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2grilloA seguito della vittoria elettorale Beppe Grillo affida al suo blog un post in cui per la prima volta esprime la sua visione politica in modo sistemico, non più limitato a singoli aspetti della vita pubblica, ma allargato all’insieme della società (“Gli italiani non votano mai  a caso” – 26/02/2013).
Il comico genovese riscopre a modo suo la lotta di classe, dividendo la società in due blocchi contrapposti, da una parte il blocco dei “garantiti” formato innanzitutto dalla Kasta politica e mediatica, ma anche da tutti i dipendenti pubblici; dall’altra parte ci sono invece i “precari”, in massima parte giovani, istruiti e senza futuro, ma anche gli imprenditori medi e piccoli strozzati dalle tasse.
Nell’esegesi che Grillo fa della società, il primo gruppo gode di “privilegi” che non vuole mollare, mentre il secondo gruppo scalpita per toglierli al primo. Il primo gruppo vota per la vecchia politica, il secondo gruppo vota m5s.
Come ciliegina sulla torta Grillo dice che non possiamo più permetterci di pagare stipendi e pensioni (citando per altro cifre sbagliate), quindi dobbiamo toglierli e sostituirli con un reddito di cittadinanza (che immagino sia una somma globalmente inferiore, altrimenti non avrebbe matematicamente senso).
Personalmente leggendo queste parole ho sentito un brivido lungo la schiena. Chi ha il coraggio di definire quella di Grillo come una rivoluzione, dovrebbe riflettere bene sul significato di queste parole. Leggi il resto di questa voce

Sul carattere ideologico delle prossime elezioni

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imagesIl senso comune vuole che la storia sia finita nel 1989, che tutte le ideologie che hanno “infestato” il novecento abbiano dimostrato il loro fallimento e siano perciò morte e defunte per sempre.
Questa convinzione ha molti proseliti sia nella società cosiddetta “civile”, sia nella classe politica che sta per gareggiare nelle prossime elezioni. La maggior parte dei partiti oggi si dichiarano non ideologici, privilegiano il valore del “fare” sul “pensare” e dicono cose come “guardare al concreto”, “parlare nel merito” e via discorrendo. Eppure tra tutti solo due sono i figli maturi di questa vulgata nazionale, due personaggi (e relativi movimenti) esteriormente molto diversi tra loro, ma che esibiscono similitudini profonde se si ha la voglia di guardare oltre le apparenze e di analizzare il loro ruolo nella società.

 Si sta parlando ovviamente di Monti e Grillo.
Il primo rappresenta plasticamente la negazione non tanto della politica, ma dello stesso bisogno della politica. A cosa serve d’altronde la politica se c’è la tecnica? Se lo stato è solo una macchina che si rompe, diciamo una caldaia, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci spieghi perché si è rotto, che magari ci dica che ne stiamo facendo un uso sbagliato o che critichi il modo in cui è stato prodotto; tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che il tecnico metta mano alla sua chiave inglese e lo ripari. Se poi per permettergli di riparare la caldaia il tecnico ci chiede di staccare l’acqua, noi lo facciamo senza obiezioni perché si tratta di una scelta tecnica e sicuramente ci saranno dei buoni motivi. Se poi ci chiede anche di staccare la corrente, magari ci potrà anche sembrare un po’ strano, però alla fine davanti alla tecnica ci pieghiamo.

Q

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“Un punto d’origine. Memorie che ricompongono i frammenti di un’epoca. La mia. E quella del mio nemico: Q.”

Così come è difficile per me trovare un libro che non mi piace, allo stesso modo è una piacevole sorpresa trovare un libro che mi piace veramente MOLTO. Questo è il caso di Q, firmato Luther Blisset (ora Wu Ming), un collettivo di autori bolognesi che potete trovare qui.

Che cos’è Q? Difficile da dire, quello che ci ho visto io è qualcosa a metà tra il romanzo e il trattato, cioè una storia particolare, ma da cui è possibile estrapolare un significato del tutto generale.

Probabilmente, se un professore di storia avesse provato a spiegarmi i 30 turbolenti anni intorno alla riforma luterana, non avrebbe avuto altrettanto successo, quale modo migliore di districarsi nella selva di eresie ed eresiarchi che fiorivano in quegli anni se non conoscendoli tutti in prima persona attraverso gli occhi del protagonista?

Eppure non si tratta solo di questo, le raffinate dispute teologiche non hanno a che fare solo con Dio e con la Chiesa, hanno a che fare soprattutto e prima di tutto con la vita in terra, non con quella dopo la morte. Quelle che venivano bollate come “eresie” non erano altro che lo sfogo delle aspirazioni politiche e sociali che agitavano quel tempo.

Così la Riforma Luterana, che ha a che fare sì con lo spirito, ma anche col non voler pagare le indulgenze a Roma, si trasforma nel pretesto dei principi tedeschi e della borghesia commerciale per rivoltarsi contro l’imperatore e i suoi vescovi cattolici. Leggi il resto di questa voce

Something odd about being a consultant

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Marco esce la mattina verso le nove, la maggior parte dei lavoratori è già in ufficio a quell’ora, ma lui non ha orari stringenti per cui si permette di dormire un po’ di più. Mentre scende le scale incontra il signor Lattanzio, l’anziano del piano di sopra che invece le sta salendo. È già in giro dalle sette il signor Lattanzio, che nonostante sia pensionato ha gran fretta di fare le sue cose, comprare il pane, il giornale e naturalmente ritirare la pensione, tutte cose che uno fa fatica a fare quando ha solo 16 ore di tempo libero al giorno. Il signor Lattanzio alza a malapena lo sguardo e bofonchia qualcosa che assomiglia ad un buongiorno, ma è difficile esserne certi. Quel breve sguardo è comunque sufficiente a far trasparire l’opinione del signor Lattanzio su chi si alza così tardi la mattina. Marco non capisce la frase completa, ma è sicuro che dentro ci sia la parola “coglione” e la locuzione “ai miei tempi”.

Ci sono cose più importanti da fare comunque che preoccuparsi del signor Lattanzio, Marco deve sbrigarsi, perché il motorino è dal meccanico e ha una riunione alle 10:00. Ha anche una macchina Marco, una vecchia utilitaria che gli hanno regalato a 18 anni, non la usa molto spesso per via del traffico, ma ci è comunque affezionato e non gli dispiace usarla di tanto in tanto.

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La teoria dell’informazione e i comunisti

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Secondo la teoria dell’informazione di Shannon il contenuto informativo di un certo simbolo emesso da una sorgente è definito nel seguente modo.Dove, P(xi) misura la probabilità che il simbolo i venga emesso dalla sorgente, la base due è stata scelta in modo da misurare I in bit, dove per bit si intende la minima quantità di informazione necessaria a discernere tra due eventi equiprobabili (i.e. -log2(1/2)=1).

Se andiamo a fare la media della quantità di informazione di tutti i possibili simboli emessi dalla sorgente, definiamo una nuova grandezza a cui ci si riferisce come entropia della sorgente x, ovvero H(x).In cui per semplicità ci limitiamo al caso che la sorgente possa emettere solo due simboli. Contrariamente alla funzione che misura la quantità di informazione, che è illimitata, la funzione entropica ha una forma precisa, che è la seguente. Leggi il resto di questa voce

L’esigenza irrinunciabile di schiarirsi le idee

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Da diverso tempo ho difficoltà a ricordarmi le cose. Non è che mi dimentichi cose tipo gli appuntamenti o le chiavi di casa, ma mi dimentico le mie riflessioni, le mie osservazioni e i commenti che faccio quando apprendo qualcosa. Il risultato è che ho qualche difficoltà a fare conversazione, a esprimere le mie opinioni sugli argomenti e finisco quasi sempre per non dire niente di significativo, salvo poi pentirmi di non aver detto questo o quello, usato una certa argomentazione che in un primo momento mi era sembrata brillante e così via.

Ho pensato quindi che avevo bisogno di fare uno sforzo, cioè quello di appuntarmi le cose, ma anche questo non è sufficiente perché una massa di appunti slegati non fanno un discorso, né costruiscono un argomento.
Quello di cui ho veramente bisogno è di sforzarmi ad elaborare e rielaborare le cose, a dargli una forma in modo che mentre cerco di dargli un capo e una coda il pensiero prenda forma e diventi qualcosa di sensato.
Da qui la tentazione di riaprire questo spazio che trascuro da tanti anni. Solo il tempo dirà se si dimostrerà una scelta adeguata e soprattuto se avrò la pazienza e la costanza di aggiornarlo, o se mi lascerò trasportare dalla corrente. Come al solito…