Something odd about being a consultant

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Marco esce la mattina verso le nove, la maggior parte dei lavoratori è già in ufficio a quell’ora, ma lui non ha orari stringenti per cui si permette di dormire un po’ di più. Mentre scende le scale incontra il signor Lattanzio, l’anziano del piano di sopra che invece le sta salendo. È già in giro dalle sette il signor Lattanzio, che nonostante sia pensionato ha gran fretta di fare le sue cose, comprare il pane, il giornale e naturalmente ritirare la pensione, tutte cose che uno fa fatica a fare quando ha solo 16 ore di tempo libero al giorno. Il signor Lattanzio alza a malapena lo sguardo e bofonchia qualcosa che assomiglia ad un buongiorno, ma è difficile esserne certi. Quel breve sguardo è comunque sufficiente a far trasparire l’opinione del signor Lattanzio su chi si alza così tardi la mattina. Marco non capisce la frase completa, ma è sicuro che dentro ci sia la parola “coglione” e la locuzione “ai miei tempi”.

Ci sono cose più importanti da fare comunque che preoccuparsi del signor Lattanzio, Marco deve sbrigarsi, perché il motorino è dal meccanico e ha una riunione alle 10:00. Ha anche una macchina Marco, una vecchia utilitaria che gli hanno regalato a 18 anni, non la usa molto spesso per via del traffico, ma ci è comunque affezionato e non gli dispiace usarla di tanto in tanto.

Nonostante i suddetti lavoratori siano già tutti in ufficio il traffico è comunque infernale, il che, combinato al caldo e al vestito da pinguino che è costretto ad indossare, contribuisce in maniera decisamente negativa al suo umore. È comunque uscito abbastanza presto per arrivare a destinazione in tempo e riesce perfino a trovare parcheggio non troppo distante dall’ingresso della Grande Ditta, dove per i prossimi mesi svolgerà il suo mestiere, il consulente IT. Non è mai stato molto convinto che quella fosse effettivamente la sua qualifica, data la diversità delle cose che fa, ma quando dice di essere un consulente IT la gente annuisce e tace, dire invece “faccio quello che serve” probabilmente porterebbe ad una reazione diversa su cui Marco non vuole indagare.

Tra pochi minuti ha appuntamento col Dr Lucullo, un importante (o così dice) dirigente dell’area IT della Grande Ditta. Per quanto ne sa il Dr Lucullo non è così importante come pensa di essere, è piuttosto uno che è arrivato dove è per la sua grande abilità di fare e ricevere favori. Marco non si sente in posizione di giudicare, dopotutto se anche lui riesce a lavorare è grazie alle conoscenze del Dr. Lucullo, che comunque alla fine si aspetta dei risultati, non uno scaldasedie.

I dipendenti entrano a frotte dai tornelli della Grande Ditta, ma Marco deve prima farsi dare un badge giornaliero alla reception, dove ovviamente ci sono una ventina di persone in fila. Una efficiente ragazza dagli occhi grigi, Penelope il nome scritto sul cartellino, smista la frotta di visitatori in arrivo: documento, telefonata, badge, documento, telefonata e così via. Alcuni li guarda anche in faccia, non Marco comunque.

Il tempo sta per scadere, Marco corre verso il luogo dell’appuntamento col Dr Lucullo, una sala riunioni all’ultimo piano della Grande Ditta, scale, ascensore, ascensore rotto, altre scale, arrivato!
La saletta è vuota, eppure il numero sulla porta corrisponde ed è leggermente in ritardo; meglio così, avrà qualche minuto per riprendersi dalla corsa.

I minuti per riprendersi sono 47, al termine dei quali una segretaria gli fa gentilmente sapere che il Dr Lucullo è stato trattenuto da affari più importanti (più importanti di lui evidentemente) e quindi non può vederlo. Sarà lei quindi a fargli una breve introduzione del lavoro.

L’introduzione è veramente breve, perché dopo pochi minuti l’ha già scaricato ad un quasi-collega, Marciano, un signore gentile sulla cinquantina, che lo ospita con serena rassegnazione alla sua scrivania per spiegargli il lavoro e fargli prendere confidenza con i sistemi della Grante Ditta.

Marco appoggia un block notes sulla scrivania di Marciano, facendosi spazio tra le cornici con le foto della figlia del quasi-collega. Si domanda se lui l’avrà mai. Una scrivania sua intende, non una figlia.

Con pazienza Marciano comincia a raccontargli tutto quello che fanno, quale sarà il suo lavoro, gli comincia a mostrare tutti i sistemi, le reti, le password…. Marco ascolta a tratti, sa che comunque non riuscirebbe a ricordarsi tutto in una volta, quindi cerca di assorbire le cose più importanti, per il resto ci sarà tempo.

Marco pone una domanda standard, come fare per avere un’utenza per lavorare sui loro sistemi? Marciano sorride, di un’utenza non se ne parla, ci vuole talmente tanto tempo a farsela attivare che per quando sarà pronta probabilmente il suo lavoro sarà già finito. Comunque visto che sembra un bravo ragazzo, può usare l’utenza di Marciano, ma occhio a non farsi scoprire! Dare a qualcuno i propri dati di accesso ai sistemi è assolutamente vietato, e se qualcuno della sicurezza se ne dovesse accorgere Marciano sarebbe costretto a dire che Marco glieli ha rubati, per non passare dei guai anche lui. Come se invece per Marco passare dei guai non fosse un problema.

Presto si fa ora di pranzo e Marco viene gentilmente invitato a mangiare a mensa con i nuovi quasi-colleghi, mentre si recano alla mensa interna della Grande Ditta passa a fianco ad un capannello di persone da cui coglie qualche brandello di conversazione “Hai visto, ne è arrivato un altro”, “Ma io dico, a noi ci tagliano lo stipendio e poi andiamo a regalare i soldi a questi?”. Marco non sa se parlano di lui o di qualcun altro, ma conosce il tipo di idea che ci si fa dei consulenti nei grandi uffici: parassiti, strapagati, ladri di lavoro e di soldi, nonché raccomandati.

Non tutto corrisponde al falso: con quello che spende per un consulente il Mega Dirigente della Grande Ditta potrebbe tranquillamente assumere a tempo indeterminato un’altra persona, forse una e mezza. In questo modo però perderebbe alcuni vantaggi, tipo poterlo sbattere fuori in ogni momento, fare bella figura col Super Mega Dirigente facendo vedere che è in grado di spendere il proprio budget fino all’ultimo centesimo , oppure fare un favore al dirigente di turno delle Piccole o Grandi Società di Consulenza, quello stesso dirigente che magari prima era un collega della Grande Ditta che poi si è messo in proprio, ma con cui si va ancora a giocare a golf la domenica e poi pare brutto.

Il dettaglio che lo stipiendio che arriva in tasca al consulente sia invece ben povera cosa e probabilmente inferiore ai suoi “quasi-colleghi” non sembra essere argomento di discussione del capannello di dipendenti della Grande Ditta.

Marco decide di non approfondire il discorso e segue i suoi quasi-colleghi verso la mensa, si serve, dà il suo buono pasto, ci aggiunge qualcosa perché è un esterno e quindi paga di più, mangia, caffé offro io offri tu, grazie il prossimo lo offro io e di nuovo tutti in ufficio.

Al rientro dalla mensa la segretaria del Dr Lucullo lo intercetta mentre prende l’ascensore e decide di mostrargli la sua stanza. La stanza non è, ovviamente, allo stesso piano dei suoi quasi-colleghi, ma quattro piani più in basso. La segretaria del Dr Lucullo, Lucrezia, gli indica la sua scrivania, Marco è incerto, proprio quella dietro la fotocopiatrice? Si quella, grazie. Nella stessa stanza di Marco ci sono altri sei consulenti di altre società, stipati assieme in una stanza in cui andrebbero al massimo quattro persone, ma si sa, i consulenti vanno e vengono, vedrai che mediamente sarete pochi. I consulenti che condividono la stanza con lui sono tutti molto impegnati ed eleganti, parlano incessantemente al telefono e sembrano molto sul pezzo, per ora un cenno di saluto è tutto quello che riesce ad ottenere, ma hanno più o meno la sua età con un po’ di fortuna una chiacchiera ogni tanto uscirà fuori.

Il resto della giornata passa pigramente fra documentazione da leggere, un giro su internet, quasi-colleghi che gli fanno le fotocopie praticamente sulla testa con aria imbarazzata, una partita al solitario e finalmente fuori, quando sono ormai circa le sette di sera.

Torna a casa verso le otto, accende la tv dove è appena iniziato il telegiornale, lo guarda distrattamente mentre mette qualcosa insieme per la cena. Si siede a tavola, in televisione c’è un noto comico che inveisce contro il sistema come un cane rabbioso.

“E poi i politici che amministrano i nostri comuni, le nostre regioni, i nostri enti pubblici che cosa ci fanno con i nostri soldi?” si chiede il comico con sguardo spiritato, gli occhi fuori dalle orbite.

“CI PAGANO CONSULENZE MILIONARIE PER FARSI DARE LE MAZZETTE!!” pubblico in delirio.

La televisione si spegne con un leggero ronzio, domani si lavora.

Questo racconto è interamente frutto della mia fantasia, i fatti descritti non sono accaduti a me, ma sono un collage di racconti e di esperienze non necessariamente vere, ma verosimili. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è pertanto da considerarsi completamente casuale.

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