Sul carattere ideologico delle prossime elezioni

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imagesIl senso comune vuole che la storia sia finita nel 1989, che tutte le ideologie che hanno “infestato” il novecento abbiano dimostrato il loro fallimento e siano perciò morte e defunte per sempre.
Questa convinzione ha molti proseliti sia nella società cosiddetta “civile”, sia nella classe politica che sta per gareggiare nelle prossime elezioni. La maggior parte dei partiti oggi si dichiarano non ideologici, privilegiano il valore del “fare” sul “pensare” e dicono cose come “guardare al concreto”, “parlare nel merito” e via discorrendo. Eppure tra tutti solo due sono i figli maturi di questa vulgata nazionale, due personaggi (e relativi movimenti) esteriormente molto diversi tra loro, ma che esibiscono similitudini profonde se si ha la voglia di guardare oltre le apparenze e di analizzare il loro ruolo nella società.

 Si sta parlando ovviamente di Monti e Grillo.
Il primo rappresenta plasticamente la negazione non tanto della politica, ma dello stesso bisogno della politica. A cosa serve d’altronde la politica se c’è la tecnica? Se lo stato è solo una macchina che si rompe, diciamo una caldaia, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci spieghi perché si è rotto, che magari ci dica che ne stiamo facendo un uso sbagliato o che critichi il modo in cui è stato prodotto; tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che il tecnico metta mano alla sua chiave inglese e lo ripari. Se poi per permettergli di riparare la caldaia il tecnico ci chiede di staccare l’acqua, noi lo facciamo senza obiezioni perché si tratta di una scelta tecnica e sicuramente ci saranno dei buoni motivi. Se poi ci chiede anche di staccare la corrente, magari ci potrà anche sembrare un po’ strano, però alla fine davanti alla tecnica ci pieghiamo.

Così è Monti il tecnico, lui non si spiega, non si confronta, si limita ad enunciare la soluzione e a metterla in pratica. Se poi a qualcuno viene in mente di chiedere spiegazioni, la sua reazione è un filo sopra al “perché è così” e cioè “perché ce lo chiede l’Europa”; una frase che a ben guardare non significa niente, ma che ha un tale carattere di definitività che la maggior parte delle persone annuiscono come se ne avessero capito qualcosa.

Il secondo invece è il fustigatore della classe dirigente (apparentemente) antitetico a Monti di cui rappresenta anche esteriormente e fisionomicamente la negazione. Lo stile comunicativo è certamente diverso, laddove Monti è reticente Grillo è un fiume in piena, laddove Monti pontifica Grillo inveisce.
Eppure al di là degli aspetti comunicativi e di linguaggio, troviamo alcuni elementi di profonda similitudine:
1) Entrambi si definiscono né di destra né di sinistra, anzi si spingono oltre dicendo che la destra e la sinistra non esistono o sono forse esistite in un mitologico passato remoto. Monti lo fa in chiave “tecnica” come si è detto prima, mentre Grillo nell’ottica della dicotomia “vecchio – nuovo”, ma alla fine il risultato è lo stesso.
2) Buona parte della retorica di entrambi si basa sulla critica sistematica e omnicomprensiva dei “vecchi politici”.
3) Entrambi hanno un’idea della democrazia del tutto personale, paternalistica ed autoritaria.

Mi sono sempre stupito di quanto l’idea alla base del primo punto possa far presa tra la gente, eppure è così cretina che ci si vergogna quasi a commentarla. Che cosa significa che destra è sinistra non esistono? Se cominciate improvvisamente a chiamare sinistra la vostra mano destra e viceversa acquisite improvvisamente la capacità di scrivere con l’altra mano? Se cominciate a chiamare acqua il fuoco vi bagnate mettendo una mano sul fornello? Evidentemente no, e non vi verrebbe mai in mente di fare la prova, eppure perché viene così facile negare improvvisamente delle categorie storiche che hanno una così pesante influenza sulla realtà, dai processi politici mondiali alla vita di tutti i giorni?
Negare che destra e sinistra esistono significa negare la realtà dei fatti, significa dire che non c’è contraddizione tra il capitale e lavoro, che l’interesse dell’operaio è lo stesso del padrone, che non c’è differenza tra lo sfruttare e l’essere sfruttati. La retorica sul “cittadino” è esattamente questo, annullare tutte le differenze di classe in favore della nazionalità come unica discriminante. Il pensiero di Agrippa insomma, con duemila anni di ritardo.
Affermare questo tuttavia significa di fatto negare l’esistenza del conflitto di classe e di conseguenza negare l’analisi della sinistra, non della destra! In poche parole negare l’esistenza di destra e sinistra è di per sé un concetto di destra, siamo dunque di fronte ad una tesi che contiene in sé la propria negazione! Geniale!
Solo un popolo completamente disabituato a ragionare ed imbevuto di retorica può cadere in un tranello così mal congegnato.

Per quanto riguarda il tema della casta e dei “vecchi politici”, anche qui Monti e Grillo giocano allo stesso gioco eliminando ogni distinzione e buttando nello stesso calderone tutti, politici di destra e di sinistra, onesti e corrotti, capaci e incapaci ecc… Lo scopo non è certamente quello di indurre al ragionamento storico sugli errori compiuti dalla classe politica italiana (e specifico italiana, perché sembra che nel resto del mondo esistano solo politici onesti e competenti) nella sua interezza, ammesso che tale ragionamento si possa fare, ma piuttosto quello di legittimare sé stessi a partire dalla delegittimazione degli altri. Monti e Grillo non hanno storia, non hanno meriti da vantare per costruire la propria credibilità, devono quindi proporsi in contrapposizione con quelli che li hanno preceduti, demolirli in blocco come “casta” è solo il modo più rapido ed efficace, quello che permette di non dover approfondire sui temi e sugli errori specifici. Avete mai sentito Beppe Grillo fare una critica ragionata dell’esperienza politica di Rifondazione Comunista? No, e non è in grado di farla, molto meglio quindi buttarla nel calderone de “i partiti”, in modo che tutto passi indistintamente e si possano dare a tutti colpe che sono solo di alcuni.

Ovviamente questo tipo di “ragionamenti” così approssimativi ha un pre-requisito e cioè che chi li enuncia non sia criticabile, altrimenti il tutto durerebbe più o meno cinque minuti. Come si è detto Monti non è criticabile perché la sua figura si costruisce come quella de “il tecnico”, non lo puoi criticare semplicemente perché ne sa più di te per definizione. Monti si comporta come un padre che punisce il figlio perché a suo dire è stato cattivo, non ha bisogno di spiegare il perché della punizione, la sua unica giustificazione risiede nell’autorità di chi la impartisce, l’unica cosa che conta è che sia chiaro che lo fa per il tuo bene. Grillo invece fa ricorso ad espedienti meno psicologici, semplicemente se lo critichi ti caccia fuori a calci in culo perché tanto il movimento è suo. Devo dire di apprezzare la schiettezza quando la vedo.

Al di là di tutto questo fumo post-ideologico o anti-ideologico la verità è però un’altra, che queste sono pure espressioni dell’ideologia della classe dominante, quella dei poteri forti, della borghesia, dei padroni e del Vaticano. Chi si avvantaggia dalla scomparsa della politica se non chi detiene le leve del potere economico? Chi si avvantaggia dalla chiusura dei giornali a cui si toglie il finanziamento pubblico, se non chi può permettersi i propri giornali? Chi si avvantaggia dell’impoverimento dei partiti, se non le organizzazioni dei padroni che per ovvie ragioni non hanno bisogno dei contributi statali?
Sia la tecnica di Monti che l’eclettismo del programma del m5s non hanno nessuna ambizione di superamento del capitalismo, la prima ne è anzi l’espressione più pura in quanto si propone non come un’ideologia, ma come unica ideologia possibile. La seconda non si pone affatto il problema, non intravede nemmeno lontanamente la possibilità di un qualcosa di diverso, si propone solo di gestire il capitalismo attraverso interventi marginali, sovrastrutturali, direbbe Marx.

Per questo ritengo che le prossime elezioni siano le più ideologiche della seconda repubblica, nonostante la conclamata morte delle ideologie, proprio perché accanto a quello che rimane delle forze politiche che abbiamo conosciuto negli ultimi anni se ne propongono altre, che pur dichiarandosi non-ideologiche, propongono in realtà sotto mentite spoglie l’ideologia della classe dominante, per definizione più forte ed egemonica.
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