La via maestra tra il 12 e il 18-19 Ottobre

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costituzione_assedioL’ottobrata romana si sta dimostrando quanto mai calda, climaticamente come politicamente. Il 12 Ottobre ha dato il via all’autunno con una grande manifestazione in difesa della Costituzione. Pur non essendone mai stato un grande fan, l’idea che in un rapporto della JP Morgan, i banchieri americani si lamentino di come le costituzioni antifasciste siano un impaccio al processo di integrazione dell’Europa a trazione germanica mi ha decisamente spinto ad approfondire la questione.
Non a caso gli analisti della della grande banca di investimenti (e nessuno può dubitare che si tratti di un potente rappresentante del capitale internazionale), indicano nelle costituzioni degli stati del sud Europa un legaccio che permette ai parlamenti e alle autorità regionali di tenere sotto scacco i governi, che dà alla gente la “licenza di protestare” e difende i diritti dei lavoratori contro i padroni.
Comprensibilmente nel momento in cui il capitale tenta di uscire dalla sua crisi istituzionalizzando le politiche neoliberiste (vedi l’introduzione del semestre europeo e dei vari Fiscal Compact, Six Pack, Two Pack ecc…) trovarsi di fronte una costituzione che garantisce, almeno sulla carta, i diritti dei lavoratori, il diritto di sciopero, la responsabilità sociale dell’impresa, il principio progressivo della tassazione e la possibilità di espropri nell’interesse generale non può che provocare reazioni furiose ed attacchi scomposti come questo.
L’idea di Rodotà di chiamare a raccolta “i vincenti perché hanno usato la costituzione” assume quindi un suo senso e ha una certa forza suggestiva, soprattutto nell’ottica di riunire in un discorso comune i tanti frammenti della sinistra dispersa e sconfitta.
Il punto a mio parere però è un altro, come si può far rivivere e attuare la carta, come rivendicano giustamente Landini e Rodotà, se i rapporti di forza che l’hanno generata non esistono più? La costituzione è stato il prodotto storico del protagonismo delle masse durante la Resistenza, ma se quel protagonismo oggi è ridotto ai minimi termini come possiamo pensare di obbligare chi detiene il potere ad usarlo a favore dei più deboli? Facendo leva sul buon cuore?
La pratica di appellarsi ai tribunali ha dato qualche buon risultato, come nella vertenza FIOM-FIAT, ma di certo non è all’altezza di un vasto programma di rivendicazioni sociali.
Qui entrano in gioco le manifestazioni del 18-19 ottobre; i cortei convocati dai sindacati di base e dai movimenti di lotta territoriali (movimento per la casa, no tav, no muos ecc..) sono il primo passo verso la costruzione del blocco sociale che si deve far carico di questo compito. Il dialogo tra le due manifestazioni, la convergenza su un percorso comune potrebbe dare vita ad un fatto nuovo, ad un movimento con le dimensioni e la radicalità giusta per sparigliare gli equilibri e forse andare anche oltre.
Si tratta certo di un dialogo non facile, che richiederebbe da una parte il superamento dei vari settarismi e dall’altra quello di tutte una serie di paure ad uscire dalla compatibilità col sistema, come l’insopportabile “siamo una piazza di moderati” di Zagrebelsky o l’ossessione per la legalità di Rodotà (sarebbe ora di cominciare a parlare di giustizia piuttosto che di legalità) o i tentennamenti di Landini di fronte alla possibilità di entrare in conflitto con la CGIL.
Inoltre è un dialogo che per essere fecondo può avvenire solo contro il governo e al di fuori delle tentazioni di riedizione del centrosinistra, punto su cui ci potrebbero essere resistenze su entrambi i fronti.
Rifondazione Comunista è stata in piazza il 12 e il 18 e si appresta a scendere di nuovo per il 19, mettendo i suoi militanti a disposizione di questo processo di ricomposizione; i frutti di questo lavoro ce li dirà il proseguimento dell’autunno.
Buon #assedio a tutti/e.
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