Galadriel, rivoluzionaria

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Il murales di Blu a Bologna, foto da wumingfoundation.com

Galadriel, cappuccio grigio tirato su a coprire orecchie e fronte, giaceva rannicchiata su un sedile della metropolitana. Lo stomaco le mandava delle fitte terribili, conseguenza dell’astinenza dalla droga. Lembas, la chiamavano, ed era l’unica cosa che le desse un po’ di sollievo dalle sue dolorose visioni. Purtroppo l’effetto durava sempre meno e le crisi di astinenza erano almeno altrettanto dolorose.

La prostituta seduta al suo fianco si alza per scendere alla sua fermata, prima di andarsene la guarda e le lascia il suo panino ancora incartato. Deve aver pensato che il motivo per cui Galadriel si stringe lo stomaco siano i crampi della fame, piuttosto che l’astinenza da droga.

L’uomo stanco e ben vestito di fronte a lei la guarda con sdegno misto a indifferenza. Va detto a sua discolpa che per un attimo aveva anche pensato di aiutarla, un pensiero fugace che poi è stato soffocato dai suoi problemi coniugali. Il treno si ferma e scende anche lui.

Galadriel rimane sola nel vagone, la luce al neon intermittente illumina sulla parete del treno un manifesto propagandistico con il presidente Sauron di fronte alle squadracce orchesche che le arringa con il loro motto “Dove c’è una frusta c’è un modo”. Topi di fogna, maledettissimi topi di fogna.

Eppure topi di fogna che li avevano sconfitti.

Nargothrond era caduto pochi giorni prima, i Noldor che non erano stati catturati o uccisi erano dispersi o in fuga. Dei componenti del comitato centrale era rimasta lei sola. Aveva visto l’esecuzione di Gil Galad in televisione, mentre sapeva che Elrond e Glorfindel erano stati catturati. Li avrebbero torturati, ma Galadriel sapeva che non sarebbero mai riusciti a farli parlare.

Non che avesse importanza, la sua battaglia era finita. Non avrebbe cercato di riunire i suoi compagni per opporre un’ultima resistenza, sarebbe fuggita a Ovest dove avrebbe trovato un nascondiglio sicuro dal Grande Occhio.

Non che le mancasse il coraggio, o il suo odio per Sauron si fosse affievolito, ma aveva colto i segni premonitori: un grande cambiamento era alle porte, un cambiamento in cui lei non aveva posto. Un cambiamento che avrebbe travolto Sauron, le sue legioni e i suoi servi.

Lo avvertiva nell’aria infuocata delle assemblee, lo sentiva nella sofferenza della terra violentata dalle trivelle e stuprata dalla speculazione. Lo vedeva nella determinazione negli occhi degli Esterling e degli Haradrim immigrati da terre lontane per vivere di schiavitù e stenti, nella loro volontà di non subire più. Lo vedeva nella decadenza della classe dirigente, nella corruzione dilagante, nell’andamento dei titoli di borsa.

Una grande crisi era in arrivo, ma un grande potere si stava risvegliando. Il potere delle masse senza nome della Terra di Mezzo era pronto ad impadronirsi della scena. Ci sarebbero state sommosse, la rivoluzione avrebbe innalzato nuovi eroi per poi divorarli in un lungo ciclo di vittorie e sconfitte, di eroismi e di tradimenti.

Era certa che né Sauron, né i suoi Numenoreani Neri o i suoi orchi avevano capito, se l’avessero fatto avrebbero cercato un modo di adattarsi, di sopravvivere alla marea. Ma non era così, avrebbero cercato di di arginarla e ne sarebbero stati sopraffatti.

Nel nuovo mondo non ci sarebbe stato spazio per Galadriel, per i Noldor o per Sauron, tutti loro sarebbero stati dimenticati.

Aveva pensato di togliersi la vita per non vedere il suo mondo cadere pezzo dopo pezzo, tuttavia vi aveva rinunciato.

Dopotutto erano tempi interessanti e voleva sapere come sarebbe andata a finire.

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Ingredienti per questo post:

1 – Ascolto compulsivo di “il liberismo ha i giorni contati” dei Baustelle

2 – Fascinazione per teorie crolliste del capitalismo

3 – Il prologo del film della Compagnia dell’Anello

4 – Il murale di blu con Sauron che indossa la fascia tricolore (sopra)

]

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