Non possiamo sopportare ciò!

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La testa di Thrór/Tsipras rivendicata da Azog/Schäuble

Questa fu la storia che Nár raccontò a Thráin; e quando questi ebbe pianto e si fu strappata la barba rimase silenzioso. Restò seduto per sette giorni senza pronunciar parola. Poi si alzò e disse “Non possiamo sopportare ciò!”. Quello fu l’inizio della Guerra tra gli Orchi e i Nani, che fu lunga e micidiale, e combattuta per lo più in luoghi profondi sotto terra.

Il Signore degli Anelli, Appendice A “Il popolo di Durin”

In un recente articolo dal titolo Alexis Tsipras: Hero, Traitor, Hero, Traitor, Hero l’autore richiama un paragone tra la sconfitta della Grecia nei negoziati con la Troika e la battaglia del Fosso di Helm, intesa come battaglia campale da cui dipende la vittoria o la sconfitta totale, piuttosto che un momento tattico di una strategia più vasta.

Personalmente, se devo cercare una similitudine tra Il Signore degli Anelli e l’attuale situazione greca mi viene in mente il passo citato sopra, che descrive la reazione di Thráin II all’apprendere da Nár dell’omicidio del padre e dell’umiliazione subita con lo scempio del cadavere e con il lancio delle monetine.

Come Thrór, Tsipras è stato ucciso (o meglio è stata uccisa la sua linea politica), umiliato dall’imposizione di condizioni assolutamente non necessarie (lo scempio del cadavere) e infine rimandato a casa con un’elemosina (che peraltro non è affatto certa e che comunque diventa molto meno generosa se si fa la differenza tra finaziamenti e quanto servirà per ripagare gli stessi creditori).

Diversamente da Thror, a Tsipras tocca anche la sorte di aver accettato la sua umiliazione e di doverne essere il latore ed esecutore in patria. Il che ovviamente apre un problema politico ulteriore.

Anche se non considero Tsipras l’eroe della situazione non posso altrettanto dare adito a chi lo considera un traditore perché sono profondamente convinto della sua buona fede e della difficoltà della sua missione. Missione per la quale, va detto, il fallimento è sempre stato una concreta possibilità considerati i rapporti di forza, anche se sull’onda dell’entusiasmo me lo sono/ce lo siamo scordato. Il tradimento tuttavia implica un atto deliberato per salvaguardare i propri interessi, e non bisogna andare tanto lontano per trovarne un esempio in Papandreou, che prima lanciò un referendum sul memorandum e poi lo ritirò quando gli fecero capire che sarebbero stati a rischio i soldi che la sua famiglia aveva messo al sicuro all’estero in generazioni di ruberie. Il caso è evidentemente diverso, Tsipras ha fatto quello che ha ritenuto più giusto per i Greci; ha scelto il male conosciuto rispetto a quello sconosciuto dell’insolvenza e dell’uscita dall’euro. Tuttavia se è vero che non esistono uomini per tutte le stagioni bisogna ammettere che la linea politica con cui aveva vinto le elezioni è stata sconfitta e non ci sono margini di ripresa. Trarne le dovute conseguenze sarebbe dovuto.

Il messaggio della Troika è stato chiaro, ai greci non si rimprovera più la condizione di indebitamento, ma l’ardire di essersi ribellati alle politiche imposte dalla Troika, e per questo devono essere puniti con misure peggiori di quelle che avrebbero avuto se avessero da subito eletto un governo favorevole all’austerità.

Se il pagamento del debito fosse stato il punto fondamentale, alla Troika sarebbe bastato sapere se, come e quando riavere i propri soldi. Abbiamo assistito invece a mesi in cui i pacchetti di riforme proposti da Tsipras venivano di volta in volta smontati per espungerne ogni misura in ottica redistributiva. Fino ad arrivare al testo finale in cui delle proposte del governo di Syriza non rimaneva nulla.

La misura sui licenziamenti collettivi è emblematica in questo senso. L’intero costo della crisi greca sarà scaricato sui redditi da lavoro dipendente. Punto.

Ora, anche se il memorandum porta la firma di Tsipras, non sarebbe giusto farne l’unico colpevole. Questa sconfitta appartiene a tutta la sinistra europea, per due motivi:

1) una parte della sinistra europea (me compreso) non aveva capito fino a che punto la Troika potesse arrivare pur di non mettere in discussione le politiche neoliberiste.

2) Tutta la sinistra (anche chi invece aveva propugnato da subito la rottura delle trattative) non è stata in grado di mettere in piedi un movimento di solidarietà internazionale che fosse minimamente in grado di influenzare i rispettivi governi nazionali. Una nota di demerito a parte va specificata per i sindacati europei assolutamente non pervenuti.

Tsipras ha quindi affrontato tutta questa lunga trattativa in perfetta solitudine ed i risultati si sono visti.

Non sono assolutamente in grado di dire cosa succederà in Grecia, se la ribellione in corso dentro Syriza sarà in grado di cambiare la situazione o no; se Tsipras sarà sostituito da un premier tecnico o no; se Alba Dorata vincerà le eventuali elezioni anticipate ecc…

So solo che i nostri nemici di classe hanno alzato il livello dello scontro e che noi dovremmo fare lo stesso. La sconfitta è sempre possibile, ma a questo punto è evidente che tentare di incalzarli sul terreno della ragionevolezza è totalmente inutile.

Con la speranza che i popoli d’Europa trovino presto il modo e la forma per ripetere la frase di Thráin.

“Non possiamo sopportare ciò!”

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Una risposta »

  1. Sorprendentemente sono d’accordissimo su un punto cruciale: il pagamento del debito NON e’ stato il punto fondamentale. Quindi e’ evidente a chiunque che la volonta/desiderio dei creditori e’ di introdurre novita’ politiche e sociali in Grecia.
    Pero’ da questa osservazione scaturisce in questa (godibilissima) chiacchiera uno schema paradossale. Secondo Alessandro l’intento dei creditori e’ stato esclusivamente punitivo. In realta’ l’accordo ha avuto sicuramente ANCHE un intento punitivo, ma questo ANCHE e’ misurabile: si tratta della differenza tra la proposta originale (che Tsipras sottomesso avrebbe potuto accettare) e la proposta DOPO il referendum. Credo ci siano ottime ragioni per “punire” un interlocutore in una trattativa quando l’interlocutore utilizza uno strumento “out of the board”, ma vorrei concentrarmi sul PRIMA, ovvero sulla proposta SENZA le componenti punitive.
    Sono certamente d’accordo con Alessandro sul punto: anche PRIMA il pagamento del debito NON e’ stato il punto fondamentale.
    Ma allora? la tesi di Alessandro e’ chiara: pura malvagita’ di un nemico crudele che in questa battaglia vuole solo far prevalere la sua ideologia ANCHE A COSTO DI PERDERE DENARO, ANCHE A COSTO DI IMPORRE ORRIDI SACRIFICI AL POPOLO GRECO, pur di non mettere in discussione le politiche neoliberiste.
    La cosa interessante e’ che diversi governanti dell’eurogruppo hanno dovuto, per perseguire questo malvagio obiettivo scontrarsi contro i loro popoli (penso a Maltesi, Lituani, Tedeschi, Finlandesi) che avrebbero voluto politiche ancora PIU’ severe contro la Grecia.
    Francamente la tesi opposta: “i creditori hanno avuto interesse ad una Grecia in grado di sostenersi senza aiuti esterni” mi sembra che rispetti meglio il criterio del rasoio di Occam.
    La cosa mi sembra tanto piu’ vera perche’ posso fare un facile esperimento concettuale: supponiamo che IO avessi dovuto decidere (alla luce delle mie conoscenze e in buona fede) la strada migliore per il popolo greco avrei sostanzialmente fatto le stesse proposte dell’eurogruppo, rinunciando a crediti PER QUELLO CHE IO RITENGO ESSERE IL BENESSERE DEL POPOLO GRECO!

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