Archivi categoria: Fantasie

Galadriel, rivoluzionaria

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Il murales di Blu a Bologna, foto da wumingfoundation.com

Galadriel, cappuccio grigio tirato su a coprire orecchie e fronte, giaceva rannicchiata su un sedile della metropolitana. Lo stomaco le mandava delle fitte terribili, conseguenza dell’astinenza dalla droga. Lembas, la chiamavano, ed era l’unica cosa che le desse un po’ di sollievo dalle sue dolorose visioni. Purtroppo l’effetto durava sempre meno e le crisi di astinenza erano almeno altrettanto dolorose.

La prostituta seduta al suo fianco si alza per scendere alla sua fermata, prima di andarsene la guarda e le lascia il suo panino ancora incartato. Deve aver pensato che il motivo per cui Galadriel si stringe lo stomaco siano i crampi della fame, piuttosto che l’astinenza da droga.

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Something odd about being a consultant

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Marco esce la mattina verso le nove, la maggior parte dei lavoratori è già in ufficio a quell’ora, ma lui non ha orari stringenti per cui si permette di dormire un po’ di più. Mentre scende le scale incontra il signor Lattanzio, l’anziano del piano di sopra che invece le sta salendo. È già in giro dalle sette il signor Lattanzio, che nonostante sia pensionato ha gran fretta di fare le sue cose, comprare il pane, il giornale e naturalmente ritirare la pensione, tutte cose che uno fa fatica a fare quando ha solo 16 ore di tempo libero al giorno. Il signor Lattanzio alza a malapena lo sguardo e bofonchia qualcosa che assomiglia ad un buongiorno, ma è difficile esserne certi. Quel breve sguardo è comunque sufficiente a far trasparire l’opinione del signor Lattanzio su chi si alza così tardi la mattina. Marco non capisce la frase completa, ma è sicuro che dentro ci sia la parola “coglione” e la locuzione “ai miei tempi”.

Ci sono cose più importanti da fare comunque che preoccuparsi del signor Lattanzio, Marco deve sbrigarsi, perché il motorino è dal meccanico e ha una riunione alle 10:00. Ha anche una macchina Marco, una vecchia utilitaria che gli hanno regalato a 18 anni, non la usa molto spesso per via del traffico, ma ci è comunque affezionato e non gli dispiace usarla di tanto in tanto.

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Le porte di Giano (puntata delle none di December del 703 a.U.c)

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Recenti ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce le trascrizioni di quello che sembra il primo talk show della storia. Il titolo dello show che veniva trasmesso in modi a noi ignoti è “Le porte di Giano” ed è andato in onda per diversi anni nel corso del primo secolo avanti cristo. Quella che segue è la prima trascrizione che i nostri valenti archeologi sono riusciti a ricostruire.

TA TA TATAA… TA TA TATAA

Il conduttore Lentulo Spinther fa il suo ingresso trionfale nello studio di “Le Porte di Giano”, il talk show più seguito della Repubblica. Non è molto alto ed è piuttosto pingue, ma fa comunque un’ottima figura nella sua toga bianca con laticlavio di porpora. Il viso non è molto bello, segnato da un grosso porro a destra del mento, imperfezione che in passato gli era costata la nomina di augure, ma il sorriso che sfoggia stasera è uno dei migliori e gli ascoltatori pendono dalle sue labbra. Leggi il resto di questa voce

ll primo discorso del Gran Sorridente Perpetuo

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Un estratto dal primo discorso alla nazione del Gran Sorridente Perpetuo.

Un giovane Gran Sorridente Perpetuo (che allora era solo il Gran Capo dei Sorridenti e sembrava stranamente più vecchio di oggi), appare davanti alle telecamere, in piedi dietro un leggio dotato di microfono. E’ in silenzio, si aggiusta la cravatta e si guarda le mani, leggermente spaesato. Poi recupera un foglietto dalla tasca della giacca e recupera la sua sicurezza, guarda la platea di giornalisti e gli fa un gran bel sorriso. Tutti gli sorridono di rimando. Tutti.

“Cari amici, oggi è un giorno felice per la nostra gloriosa nazione. Oggi il popolo mi ha scelto per portare a tutti il sorriso e la felicità, così come ho creato la prospera e rigogliosa organizzazione dei Sorridenti, così porterò tutto il paese alla prosperità. In questo mio discorso vi spiegherò, brevemente perché ho delle signorine di là che mi aspettano…”

Gran risata generale di tutta la platea Leggi il resto di questa voce

La dittatura del sorriso

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Nessuno sa dire quando cominciò, fu un processo lento, eppure i segnali c’erano ed erano evidenti. All’inizio non se ne parlava, non ci si rendeva conto, eppure il processo era già cominciato ed era irreversibile. Cominciò con delle frasi buttate lì così, come per caso, qualcuno diceva “vabbé, che sarà mai, lasciatelo lavorare che dà lavoro a tanti..”, oppure “che cosa volete che sia una piccola corruzione… alla fine lo fanno tutti..”, o anche “Mafia? ma cos’è sta Mafia?”, o ancora “vabbé, non è che per un operaio morto si possono fermare i cantieri!”.

Cominciò così alla spicciolata ed in poco tempo quello che doveva essere anormale divenne normale, ciò che era immorale divenne morale, l’eccezione divenne la regola.

Ma in fondo non era ancora tanto male, la televisione era ancora divertente e la maggioranza della popolazione non aveva poi di che lamentarsi. Certo ogni tanto qualche immigrato veniva pestato a sangue e ucciso, qualche marocchino inseguito sulle spiagge dalla polizia e massacrato davanti ai bagnanti, oppure qualche operaio faceva un volo di quaranta metri o rimaneva arso vivo in un incendio, ma tutto sommato che importanza aveva? Il buon padre di famiglia, lo stimato avvocato, il rispettabile ingegnere non se la passavano mica male, quindi era segno che tutto andava bene. Leggi il resto di questa voce